Tempo  7 ore 17 minuti

Coordinate 1783

Uploaded 17 giugno 2018

Recorded giugno 2018

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1.672 m
581 m
0
2,8
5,7
11,38 km

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vicino Levigliani, Toscana (Italia)

ATTENZIONE: questa escursione è per soli esperti (o incoscienti)! È a tutti gli effetti un'avventura, che richiede senso di orientamento, conoscenza del terreno, assenza totale di vertigini, piede fermo e nessuna paura! In nessun caso va fatta con terreno umido o con tempo incerto!

Si tratta di un itinerario alpinistico di livello F, senza necessità di attrezzatura particolare.

L'anello parte dal parcheggio in piazza delle fiamme gialle a Levigliani. Con le spalle in direzione del mare si prende a sinistra via "Salita Mosceta" e poi si prendono delle viuzze del paese per raggiungere via Zeppolino. Si segue via Zeppolino sino a raggiungere una panchina. Qui inizia il nostro sentiero, che per il momento è sterrato e segnato da frecce blu. Si segue lo sterrato, che dopo neanche cinque minuti passa accanto ad una fontana, sino a raggiungere una proprietà privata. Ora lo sterrato termina e il sentiero, sempre segnato da frecce blu, viene affiancato da dei muretti in pietra.

I segni blu, frequenti e ben evidenti, vanno seguiti sino a quando non si raggiunge un netto bivio sinistra/destra dove cominciano a comparire dei segni gialli. Da questo momento si seguono i segni gialli.

Dopo poco circa 20 minuti di salita ripidissima che spezza il fiato, si raggiungono dei ruderi sui quali sono dipinti i segni blu, i nostri segni gialli e anche dei segni rossi!

Da questo momento in poi si va un po' "a naso", noi abbiamo cercato di seguire i segni gialli ma li abbiamo persi quasi subito. La direzione è quella del canale del Permeccio, il sentiero originale lo attraversa due volte, noi invece non l'abbiamo mai attraversato ritrovando i segni gialli nel punto un cui lo riattraversano per la seconda volta.

Il sentiero si fa obbligato. C'è un un tubo lungo tutta la lizza e i sengi diventano rossi. La lizza è ripidissima e la fatica si fa sentire.

La lizza termina sotto la parete ovest del Corchia. Il sentiero prosegue in un intaglio della parete in cui è presente una galleria che porta velocemente sotto la cava dei Tavolini.

Usciti dalla galleria la direzione da seguire è verso sinistra puntando i tralicci ben visibili della cava. Purtroppo c'è stata un frana che ha coperto il sentiero originale e bisogna quindi inventarsi un percorso alternativo. Quello fatto da noi non è proprio il massimo, il traverso nel paleo è stato da brividi, ma in un modo o nell'altro siamo arrivati, passando d'apprima per un saggio di cava (un intaglio nella roccia per saggiare la qualità del marmo), nuovamente sulla lizza che porta alla cava dei Tavolini.

Dalla cava si può seguire lo sterrato sino a raggiungere il sentiero che dalla cresta ovest del Corchia (l'anticima del Corchia) porta alla vetta. Noi invece abbiamo preferito puntare direttamente alla cima per un'ultima salita ripidissima.

Guardando l'entrata della cava si va verso sinistra prendendo una gradinata che sta accanto ai casottini dei cavatori. La salita porta a delle costruzioni più in alto. Dall'ultima costruzione si segue un tubo e poi, quando la cima è ormai ben visibile, si va diretti.

Dalla cima del Corchia si inizia la discesa seguendo il sentiero cai che porta a foce di Mosceta. Il sentiero va seguito per un bel po', sino a che non si incontra il bivio con la lizza dei Ferruzzini. Il bivio non è segnato e non è semplice da trovare. Ci si accorge che è iniziata la lizza perché a vista si già vede il primo dei paletti di ferro (ferruzini) ben piantati nel terreno.

Trovato l'attacco della lizza il percorso diventa obbligato: vanno seguiti i paletti di ferro!

La lizza dei Ferruzzini tiene costantemente in tensione, ogni errore diventa tragico. All'inizio si costeggia la parete per un sentiero stretto e poco battuto. A destra c'è la parete, a sinistra il nulla! Dopo poco si raggiunge quello che viene definito, a ragione, il punto chiave della lizza. Un traverso intagliato che va attraversato con cautela e che presenta due punti ancora più infidi: un pezzo coperto da paleo e un pezzo in cui l'intaglio sparisce per un metro circa. In questo secondo punto è presente un cavo ma non è in tensione (da solo l'illusione della sicurezza), c'è solo un lembo di roccia su cui la scarpa fa presa.

Passato il punto chiave i paletti seguono una cresta piena di paleo che da costantemente un senso si timore.

Raggiunto l'ultimo paletto in ferro lunga le cresta, il sentiero scende rapidamente a destra verso la cava dei Piastriccioni. Anche questo tratto, che all'inizio sembra addirittura impossibile, va fatto con cautela.

Una volta giunti alla cava non si può fare altro che guardare i propri compagni di avventura e pensare:"siamo ancora vivi!(?)".

Dalla cava dei Piastriccioni si prosegue lungo lo sterrato passando d'apprima per la casa del guardiano, poi per l'antro del Corchia, ed infine raggiungendo la strada asfaltata che porta nuovamente in piazza delle fiamme gialle.

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